una creazione liberamente ispirato all’omonima opera teatrale di Ariel Dorfman

Data: 08 Novembre 2023ore 21:00

Luogo: Teatro La Cavallerizza (Reggio Emilia)

Ideazione, drammaturgia e regia Silvia Battaglio
In scena Amina Amici, Silvia Battaglio
Disegno luci Tommaso Contu
Produzione Zerogrammi
Coproduzione FONDAZIONE SARZI – Premio Drammaturgia Contemporanea e Teatro di Figura
in partenariato con Fondazione I TEATRI di Reggio Emilia, ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione, UNIMA Italia
Con il supporto di Teatro Akropolis e Teatro Area Nord nell’ambito del Progetto CURA
In collaborazione con TAD Residency / Teatro Tascabile di Bergamo, Contemporary Locus, Festival Danza Estate
Con il sostegno di TAP Torino Arti Performative, Regione Piemonte, MIC Ministero della Cultura

Una casa separata da un confine, che l’uomo ha deciso a seguito di un temporaneo armistizio, diventa metafora dell’attesa, di un’esistenza sospesa, in bilico tra realtà e illusione, in cui si possono scorgere i resti di qualche vecchio elemento d’arredo, mentre tutto intorno risuonano le voci, i boati, le sirene di un campo di battaglia. Atom e Levana, superstiti di uno scenario quasi apocalittico, sono due tragicomici sposini, impolverati e sbilenchi, riaffiorati dalla ‘porta del tempo’ di un vecchio film muto, riemersi da una valigia piena di ricordi, per raccontarci la storia di un figlio smarrito tra i boati di una guerra di cui non ricordano il nome. Perennemente alla ricerca di un modo per colmare l’assenza dell’amato figlio, Atom e Levana trascorrono il tempo dentro la loro piccola casa rotta, ammaccata e consumata, in attesa che il figlio torni a illuminare di speranza il presente. C’è una guerra dunque, da qualche parte nel mondo, che alimenta una dimensione di costante smarrimento, in cui Atom e Levana sono condotti a vivere una routine scandita dalla monotonia di azioni ripetitive e meccaniche, incarnando di fatto una condizione del tutto umana e attuale. Sebbene indotti a trascorrere la loro quotidianità nella più totale incertezza, Atom e Levana sono mossi dal perpetuo desiderio di ricongiungersi al figlio, di arrivare dall’altra parte, di ricostruire quell’idea di unità familiare che permetta loro di sentirsi nuovamente insieme e in pace. Perennemente in bilico tra ciò che è stato e che non è più, l’esistenza precaria di Atom e Levana ha bisogno di essere reinventata con l’unico mezzo ancora possibile, l’immaginazione: ed è proprio attraverso la loro fulgida immaginazione che i due personaggi riescono a costruire una nuova esistenza, fantasticando le cose più strane e bizzarre, fino a immaginare che i loro abiti dismessi possano dar vita perfino al corpo del figlio lontano. L’idea registica, che sottende la costruzione dello spettacolo, individua idealmente la scansione temporale della pièce mediante una suddivisione in tre atti in movimento (Sempre insieme; Terra di confine; Figlio), all’interno dei quali, attraverso uno stratificato lavoro drammaturgico, scorrono gli snodi narrativi del racconto. Lo spettacolo, frutto di una commistione tra teatro, danza e teatro di figura, mira alla codificazione di un linguaggio ibrido in cui oggetto inanimato e corpo umano possono dialogare, creando molteplici articolazioni con lo spazio scenico ed evocando al contempo differenti piani di realtà, attraverso i quali veicolare le tematiche presenti nell’opera di Ariel Dorfman, al fine di suscitare una profonda riflessione sul presente, su noi stessi e sul nostro rapporto con il mondo attuale.